Lindbergh Disco Bar
Interiors
Inaugurato nel 1994, il Lindbergh è stato un disco bar – tra i primi del suo genere – che per più di un decennio ha rappresentato un importante punto di ritrovo e unione generazionale, nella prima periferia della città di Pesaro in un ex edificio industriale.
L’idea per il concept di questo nuovo locale è arrivata «dall’alto»: a ispirare Roberto è stata la mitica prima trasvolata aerea dell’Oceano Atlantico in solitaria, intrapresa nel 1972 da Charles Lindbergh a bordo del suo monoplano chiamato «Spirit of St. Louis». L’aviatore ha dato il nome al locale, mentre il suo velivolo ne è diventato il simbolo, raffigurato anche sull’insegna.
Nel disegnare gli spazi interni, Roberto aveva voluto replicare lo stile di un loft tipico dei disco bar tanto in voga a Los Angeles in quegli anni, osservati durante un suo precedente viaggio in California. Il pavimento era una gettata di cemento mischiato con graniglia intervallata da fughe costituite da lamelle di ottone, gli impianti erano tutti rigorosamente a vista, gli infissi industriali e il controsoffitto dipinto di nero. A contribuire all’immagine desiderata è stata anche la scelta distintiva dell’illuminazione: proiettori al posto dei classici sistemi illuminotecnici e lampioni stradali per rendere l’atmosfera ancora più suggestiva.
L’allestimento era ricco di richiami al mondo dell’aviazione e all’impresa di Lindbergh.
Il bancone, ad esempio, era costruito interamente in acciaio fiorettato e legno di faggio – gli stessi materiali impiegati dal pilota nell’assemblaggio del suo aereo – completato da una piana in gres di basso spessore prodotta dal ceramista Franco Bucci, mentre il poggiapiedi era stato disegnato per ricordare le pedane per la discesa dei velivoli.
E poi, ancora, nel locale erano presenti dei pilastri in compensato marino e legno di faggio che ricordavano la forma delle fusoliere degli aerei, c’erano chiavi inglesi che fungevano da maniglie sulle porte dei bagni, alcuni muri avevano una finitura spatolata verde che richiamava le distese dei prati che si trovano nei pressi delle piste di atterraggio ed erano stati installati faretti che simulavano il sistema luminoso di avvicinamento.
